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La strada (incerta) verso Horizon Europe

L’articolo è in via di pubblicazione sull’APRE Magazine n.8 (Settembre 2018)

Come i lettori dell’APRE Magazine ben sanno, il 7 giugno scorso la Commissione europea ha presentato il pacchetto di proposte legislative per Horizon Europe, il prossimo Programma Quadro di ricerca e innovazione, dando inizio al percorso di adozione del «successore» di Horizon 2020.

A più di tre mesi dalla presentazione della proposta e a poco più di due anni dall’avvio (Horizon Europe partirà ufficialmente il 1° gennaio 2021, con i primi bandi di finanziamento che saranno pubblicati negli ultimi mesi del 2020), i tempi di definizione e approvazione del nono programma quadro appaiono più che mai incerti.

Le ragioni dell’incertezza sono perlopiù di natura politica. La prima è di ordine procedurale e, per così dire, strutturale. L’approvazione di Horizon Europe è strettamente legata alla definizione del prossimo bilancio europeo di lungo termine: il Multiannual Financial Framework (MFF) o Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), lo strumento di programmazione politico-finanziaria dell’Unione che contiene gli orientamenti generali per tutti i grandi capitoli di spesa (politica agricola comune, politica di coesione, politica di sicurezza e difesa, cooperazione internazionale, ecc.).

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Horizon Europe: i messaggi di APRE in risposta alla proposta della Commissione

In seguito alla presentazione della proposta della Commissione europea per Horizon Europe, il Programma Quadro di R&I 2021-2027, APRE  ha diffuso e posto all’attenzione dei co-legislatori – Parlamento Europeo e Consiglio – una prima serie di raccomandazioni, in linea con il documento di posizione pubblicato lo scorso febbraio. 

Versione in inglese: HorizonEurope_APRE_Messages
Versione in italiano: HorizonEurope_APRE_Messaggi

Nel complesso, APRE accoglie favorevolmente la proposta della Commissione per Horizon Europe, sottolineando in particolare alcuni elementi positivi, tra cui: l’allineamento della struttura e degli obiettivi del programma alle priorità politiche globali; l’articolazione del pilastro 2 “Global Challenges and Industrial Competitiveness” in cluster inter-disciplinari e intersettoriali; l’approccio sistemico alle sinergie e alla complementarietà con gli altri programmi di finanziamento dell’Unione; la forte continuità con Horizon 2020 in tema di regole di partecipazione e disseminazione e gli ulteriori sforzi in tema di semplificazione.

I messaggi di APRE invitano inoltre Parlamento e Consiglio a considerare con attenzione una serie di elementi contenuti nella proposta e a valutare modifiche migliorative.

In particolare, APRE chiede ai co-legislatori: l’aumento del bilancio complessivo del programma ad almeno 120 miliardi; un momento di approfondimento e riflessione che porti a riconsiderare la ripartizione interna del bilancio; di prestare grande attenzione al processo di pianificazione strategica (strategic planning) e l’impegno per una maggiore definizione dei testi legislativi; di prestare massima attenzione al processo di revisione e razionalizzazione dei partenariati  e di farsi promotori di una maggiore definizione dei criteri di selezione delle missioni di R&I; la reintroduzione di uno schema di finanziamento dedicato alle PMI innovative, sul modello dello Strumento PMI di Horizon 2020.

Conclusioni del Consiglio UE “Verso FP9”

Venerdì 1 Dicembre, Il Consiglio dell’UE ha adottato le proprie conclusioni sulla valutazione intermedia di Horizon 2020, in vista del prossimo Programma Quadro: From the interim evaluation of Horizon 2020 towards the ninth Framework Programme.

Nel documento di conclusioni, tra le altre cose, i ministri europei hanno riconosciuto che il basso tasso di successo di Horizon 2020 (11,6%, rispetto al 18,5% di FP7) sta contribuendo a diminuire l’attrattiva della ricerca europea.  La Commissione, è l’invito che viene dai 27,  dovrebbe trovare – in vista di FP9 – soluzioni nuove per dare un ordine all’enorme mole di domande presentate: specificando più chiaramente – nelle calls for proposals – l’impatto atteso dei progetti; fornendo feedback migliori ai proponenti; utilizzando un processo di domanda in due fasi (dove possibile); o, ancora, sperimentando altri metodi per rendere più semplice il processo di valutazione.

Il Consiglio, inoltre, pare al momento cauto sul nuovo approccio mission-oriented proposto a più riprese dal Commissario Moedas:  obiettivi troppo ambiziosi, notano i ministri, comporterebbero un «alto rischio di fallimento». Come riporta Science Business, Moedas si è rivolto all’economista Mariana Mazzucato, direttrice dell’Institute for Innovation and Public Purpose alla University College di Londra, per persuadere i governi europei dell’efficacia di un approccio mission-oriented per il finanziamento pubblico all’innovazione, approccio che Mazzucato ha presentato ai ministri venerdì stesso, a margine del Consiglio.