Verso un Consiglio Europeo dell’Innovazione (EIC)

Cosa è l’EIC e quale la sua mission?
Quale è il contesto politico in cui nasce ? 
Quali sono i competitor  a cui l’Unione Europea ha guardato per  trarre ispirazione?
Potete scoprirlo leggendo l’articolo che segue.

 

di Antonio Carbone, APRE NCP PMI

Sono trascorsi più di due anni da quando, il 22 giugno 2015 il Commissario Moedas sottolineava che “l’Europa non è ancora dotata di un sistema di eccellenza mondiale per selezionare le migliori innovazioni, a differenza di quanto il Consiglio europeo della Ricerca riesce a sostenere per la ricerca di base”, per poi aggiungere “vorrei prendere in considerazione i vari regimi a sostegno dell’innovazione e delle PMI nell’ambito di Horizon 2020, confrontarli con le migliori pratiche attive a livello internazionale e creare un nuovo Consiglio europeo per l’Innovazione[1]. Queste frasi seguivano di poche settimane la pubblicazione del rapporto “Open innovation, Open science, Open to the world – A vision for Europe[2] e l’invito di Bruxelles a investire sulla “creatività” con un approccio aperto.

Pochi giorni fa, invece, il Presidente francese Emanuel Macron ha auspicato “la creazione entro due anni di una nuova Agenzia europea dedicata a sostenere lo sviluppo di innovazioni disruptive, in particolare nei campi delle tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie, che consentano all’Europa di guadagnare una posizione di leadership globale”.[3] Parole che sono suonate come un vero e proprio endorsment politico alla proposta del Commissario alla Ricerca e che non a caso hanno suscitato l’immediata approvazione dei vertici di Bruxelles.

Nel mezzo, è il caso di ricordare alcune tappe succedutesi nel percorso che darà vita a uno European Innovation Council – EIC:

  • la Comunicazione “Europe’s next leaders: the Start-up and Scale-up Initiative[4] (novembre 2016) con la quale la Commissione ha decretato un maggiore utilizzo dell’approccio bottom up negli ultimi anni di H2020, un accesso facilitato per le start up a supporti finanziari e tecnici, un’attenzione su innovazioni breakthrough e market-creating, in modo tale che le migliori aziende europee crescano in misura rapida ed esponenziale sui mercati globali;
  • la creazione di un High level group di innovatori[5] (gennaio 2017), che discuta con la Commissione sui cambiamenti da apportare nell’ultimo triennio di Horizon 2020 e sulle potenziali riforme di sistema che caratterizzeranno la prossima Programmazione;
  • l’imminente pubblicazione del Programma di Lavoro 2018-2020 dedicato alla fase preparatoria dello EIC, in cui la Commissione ha deciso di raggruppare alcuni strumenti di finanziamento esistenti secondo il filo logico del market creating innovation.

Ma in cosa consisterà questo Consiglio europeo dell’Innovazione e quali obiettivi cercherà di perseguire?

In termini generali, sappiamo che il proposito dell’attuale Commissione è quello di rafforzare le politiche all’innovazione per selezionare i “migliori innovatori” e promuovere una cultura innovativa e imprenditoriale più ampia su scala continentale. Il concetto cruciale sembra essere quello di scaling-up.

In breve: focalizzare le risorse su aziende fortemente innovative, che abbiano già iniziato a sviluppare il proprio prodotto o servizio e a definire il proprio business model (scalabile e ripetibile), che siano state già validate sul mercato e presentino alcune caratteristiche di successo che le permettano di ambire a una crescita internazionale in termini di mercato, business, organizzazione, fatturato.

Crescere veloci e crescere tanto, questo il mantra. Se poi al finanziamento comunitario si associa un round di investimento privato (e viceversa), tanto meglio.

In merito alle mission che caratterizzeranno l’operato EIC, ci sembra il caso di citare il responsabile del Direttorato Open Innovation & Open Science della Commissione, Jean David Malo, che in una recente intervista ha dichiarato “Oggigiorno, gran parte delle innovazioni più promettenti che sono in corso di realizzazione risiede ai margini dei settori industriali tradizionali, si trova negli incroci tra discipline, tecnologie e comparti economici.

Basti pensare alle opportunità trasversali in ambiti come robotica, blockchain, machine learning, medicina personalizzata, gestione dell’energia. Io penso che siamo solo all’inizio della digitalizzazione della società e che continueremo a vedere dei progressi che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Questa è l’idea che ci guida verso la progettazione dell’European Innovation Council”.[6]

Nella sua fase pilota EIC proverà a rendere complementari strumenti e iniziative già esistenti e a massimizzarne l’impatto. A questa logica risponde il Work Programme 2018-2020 che avrà una dotazione finanziaria di circa 2,7 miliardi di euro. Il WP raggruppa in una unica cornice iniziative quali FET Open, SME Instrument, Fast Track to Innovation e Inducement Prizes, e si propone il fine di selezionare proposizioni innovative radicali, capaci di aprire nuovi mercati. Il target saranno appunto persone o aziende che hanno idee rischiose e radicalmente differenti rispetto a prodotti e servizi già presenti sul mercato e che richiedono ingenti investimenti per la loro commercializzazione. Altri elementi comuni del Pilot WP 2018-2020 saranno l’approccio puramente bottom up, che libererà i proponenti da restrizioni tematiche, e l’utilizzo esteso di open call, con più scadenze utili nel corso dell’anno per la presentazione della proposta.

Molte questioni restano tuttavia sul tavolo, in particolare in vista della prossima Programmazione. In primis, è fondamentale riuscire a coinvolgere i ricercatori e gli imprenditori più talentuosi e successivamente riuscire a supportarli nello sviluppo delle loro idee. A tal riguardo quali misure di promozione saranno attivate e quali per favorire il leverage di capitali privati? Inoltre non è ancora chiaro quali sinergie e coordinamenti saranno assicurati con soggetti quali lo European Research Council e le KIC dello European Institute of Technology o con i Fondi strutturali. Il focus sulla breakthrough innovation porterà un drenaggio delle risorse a scapito delle innovazioni di tipo più tradizionale e incrementale (già a partire dal triennio 2018-2020)? Quali settori tecnologici e applicativi potranno essere favoriti e quali svantaggiati da questa impostazione? Quali indicatori saranno considerati per misurare il successo dell’EIC? Infine, ci sarà un vero e proprio Consiglio sul modello dello ERC, come auspicato dall’attuale Commissario, e tutto sarà deciso prima della primavera 2019, scadenza dei mandati della Commissione e del Parlamento europeo attuali?

La discussione è aperta e le carte sul tavolo sono tante.

APRE da far suo ha deciso di dedicare ai propri Soci un Gruppo di Lavoro con l’obiettivo di fornire continui aggiornamenti sui principali sviluppi in materia EIC e offrire uno spazio di confronto. Più in generale è questo il momento in cui il nostro Sistema Paese deve avviare una riflessione compiuta sul ruolo dell’EIC nel medio e lungo periodo ed esprimere il suo punto di vista, in tutte le sue sfaccettature, nelle sedi opportune.

[1] European Innovation Council (EIC): rationale and current state of play – Giugno 2015

[2] Open innovation, Open science, Open to the world – A vision for Europe – Giugno 2015

[3] Macron seeks far-reaching Eu overhaul – Settembre 2017

[4] Europe’s next leaders: the Start-up and Scale-up Initiative – Novembre 2016

[5] EIC High level Group – Gennaio 2017

[6] Innovatori d’Europa unitevi – Luglio 2017

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