Oltre HORIZON 2020: il nuovo Programma Quadro

di Ezio Andreta,
Presidente APRE dal 2006 al maggio 2016

Nonostante i 30 miliardi di H2020 da mettere a bando e i 3 anni che ancora ci seprano dall’inizio del nuovo Programma Quadro, La Commissione ha iniziato a riflettere sulla proposta che presenterà̀ il prossimo anno, a precisarne in particolare gli obiettivi, alla luce delle difficoltà che l’Europa sta attraversando e a disegnarne la struttura. La Commissione non potrà non tener presente in questa riflessione del ruolo integratore, di collante, capace di tenere insieme gli europei che la ricerca può giocare in una fase storica difficile come l’attuale, piena d’incognite, caratterizzata da forti spinte nazionalistiche.

Una considerazione importante che dovrebbe aiutarla ad alzare lo sguardo oltre H2020, a trovare la lucidità̀ necessaria a proporre una politica della ricerca veramente innovativa che preveda l’apertura dei programmi nazionali, più̀ importanti, alla partecipazione di tutti i fruitori europei, come già̀ avviene per gli appalti pubblici in altri settori, a cornice di un Programma Quadro focalizzato sulla ricerca che non potrebbe essere eseguita nei singoli paesi.

E’ evidente che seguendo questa impostazione il nuovo Programma dovrà prevedere la concentrazione delle  risorse e degli sforzi su dei temi specifici, importanti per l’Europa, evitando che vengano dispersi su delle discipline scientifiche o delle attività generiche.

Nell’intraprendere comunque sia questo percorso verso la presentazione di una nuova proposta la Commissione non potrà esimersi dall’affrontare alcuni problemi ingombranti e politicamente sensibili. Innanzi tutto dovrà̀ definire la finalità del Programma.

Nel concepire H2020 era stato riconosciuto alla ricerca un ruolo centrale nella strategia di cambiamento, in seguito minimizzato dalla Commissione Juncker, dimentica della strategia proposta da Europa 2020.

La ricerca è centrale o marginale nella politica del Presidente Juncker?

Questo è il dilemma che la Commissione deve chiarire tenendo presente che sarebbe imbarazzante e difficile da comprendere un cambiamento così radicale nei riguardi degli obiettivi di Europa 2020 e del ruolo della ricerca.

In secondo luogo dovrà decidere cosa fare con la ricerca militare tenendo presente che si tratta di un problema politico e strategico destinato a divenire prioritario nella misura in cui al prossimo Vertice dovesse essere presa una decisione che preveda la realizzazione di una Difesa Europea Comune.

In questa eventuale prospettiva una soluzione semplice che non richieda di modificare i Trattati, potrebbe essere quella di proporre l’introduzione nel bilancio di una voce specifica per il prossimo settennio (2021-2027), al di fuori del Programma Quadro, che preveda delle risorse per l’Agenzia Europea per la Difesa, evitando cosi le difficoltà di ordine etico che rischierebbero di complicare il dibattito sul Programma Quadro.

Quali funzioni specifiche e dove situare il Consiglio Europeo per l’Innovazione, messo recentemente in pista, a titolo sperimentale, già nell’attuale coda di H2020?

La soluzione pragmatica a questo problema potrebbe essere quella di attribuire al Consiglio per l’Innovazione, almeno inizialmente, il ruolo d’incubatore di nuove imprese tecnologiche, basate sulla conoscenza, affidandogli la gestione degli strumenti finanziari e delle risorse per le PMI previsti nel secondo pilastro di H2020 e quella parte di attività che potrebbero rimanere da un serio ridimensionamento dell’Istituto Europeo di Tecnologia. Lo spostamento di queste risorse al Consiglio Europeo per l’Innovazione non giustificherebbe più il mantenimento di una modesta attività generica, basata sulle tecnologie abilitanti, oggi considerate non più prioritarie. Questa soluzione comporterebbe inoltre lo spostamento delle JTI più lontane dal mercato nel primo pilastro come prolungamento dei progetti FET e di quelle più vicine al mercato nel terzo pilastro come iniziative destinate a contribuire alla soluzione delle grandi sfide riguardanti la società.

Quale soluzione trovare al problema delle sinergie tra la ricerca e i fondi strutturali, per ora irrisolto?

In questi primi quattro anni di H2020 si è discusso molto di questo tema ma nulla di concreto è emerso. La soluzione è difficile ma possibile nella misura in cui la parte di fondi strutturali destinati alla ricerca e all’innovazione venga gestita direttamente a Bruxelles dalla Commissione congiuntamente ai fondi del Programma Quadro. Si tratterebbe di una decisione innovativa che la Commissione potrebbe proporre alla luce degli scarsi effetti prodotti dalla gestione decentrata dei fondi strutturali destinati alla ricerca e all’innovazione.

Come assicurare al prossimo Programma una gestione più efficiente e coerente?

Fino ad ora non sembra che la Commissione abbia introdotto tutte le novità che H2020 indicava e che lo avrebbero differenziato dal precedente. Si è verificata in effetti una tale dispersione di risorse su un numero eccessivo di “soggetti specifici” ed è stato fatto un ricorso a strumenti molteplici e modalità cosi differenti da far dubitare della capacità di coerenza dei Servizi della Commissione nella gestione e della credibilità dei risultati, a causa della burocratizzazione delle procedure e del conseguente impoverimento della qualità della valutazione.

La Commissione puo’ rimediare a questa deriva proponendo un Programma che privilegi da una parte un approccio per grandi temi e imponga la concentrazione delle risorse su un numero limitato di progetti di amplio respiro, integranti più attività, dalla ricerca alla valorizzazione dei risultati e che preveda dall’altra parte la semplificazione degli aspetti burocratico-finanziari e rintroduca la valutazione scientifica dei risultati finali del progetto a giustificazione del finanziamento.

I 100 miliardi di cui si parla per il Prossimo Programma Quadro sono realistici?

I 100 miliardi che il Parlamento sembrerebbe disposto a proporre potrebbero apparire troppi specie se la Commissione dovesse presentare un Programma fotocopia dell’attuale H2020.

L’inclusione d’importanti risorse finanziarie per la ricerca militare potrebbe per contro giustificare i 100 miliardi ma questa soluzione sarebbe eticamente poco accettabile nell’ipotesi in cui si trattasse di una partita di giro dal Programma Quadro all’Agenzia per la Difesa Europea.

I 100 miliardi potrebbero probabilmente essere giustificati nella misura in cui la Commissione fosse pronta a proporre un Programma più ambizioso e innovativo di H2020.

Si tratta comunque solo d’ipotesi che potrebbero essere confermate o smentite dalle decisioni che i Capi di Stato prenderanno a Roma e dall’esito delle elezioni che avranno luogo, nel corso dell’anno, in tre Paesi fondatori: la Francia, la Germania e l’Olanda.

Auguriamoci che la visione di un’Europa più coesa e più solidale capace di riprendere il cammino verso l’unificazione venga, a sessanta anni dalla nascita, confermata e che la volontà di realizzarla, riconoscendo un ruolo speciale alla ricerca, sia autentica.

 

Estratto da APRE Magazine n. 3 Marzo 2017

http://www.apre.it/media/453747/03-apre_magazine.pdf

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