Il ruolo dell’industria in FP9

Il futuro Programma Quadro terrà presente che “imprese di diverse dimensioni si posizionano in modo differente all’interno degli ecosistemi di innovazione”?
FP9 si orienterà verso un “un concetto ampio e inclusivo di innovazione, sia dirompente che incrementale”?
Cosa si augura l’industria?

di Daniele Finocchiaro,
Presidente Gruppo Tecnico Ricerca e Sviluppo Confindustria

In questi ultimi mesi, parallelamente al processo di valutazione di metà percorso di Horizon 2020 che precede l’ultima tornata di bandi (2018-2020), procede con intensità il dibattito sul prossimo programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione, FP9. Le raccomandazioni prodotte dall’High Level Group guidato da Pascal Lamy rappresentano un primo significativo passo in termini di visione strategica per il futuro, a partire dal concetto fondamentale secondo cui solo un maggiore investimento pubblico e privato in R&l può favorire un effettivo impatto sulla società, consentendo all’Europa di restare al passo con la competizione globale.

Nel guardare al futuro è importante riconoscere a Horizon 2020 il merito di aver rappresentato una importante evoluzione rispetto ai precedenti programmi quadro della ricerca europea, introducendo approcci e strumenti innovativi. Risulta però altrettanto chiaro che non è ancora vinta la sfida posta alla base dell’impostazione di Horizon 2020: rendere l’Europa più competitiva rafforzando la capacità di tradurre i risultati della ricerca in prodotti e servizi innovativi che rispondano ai bisogni dei cittadini.

Il prossimo programma quadro di R&l dovrà essere in continuità con le novità positive introdotte da Horizon 2020, possibilmente migliorandone strumenti e meccanismi.

La ricerca e l’innovazione collaborative a livello europeo sono determinanti per far si che le transizioni tecnologiche attualmente in essere si trasformino in un successo per l’industria e per la società europea. Il Rapporto Lamy, sottolinea correttamente come il valore aggiunto europeo sta proprio nella promozione di un ecosistema dell’innovazione basato sulla collaborazione transnazionale e multidisciplinare tra tutti gli attori che operano nelle catene del valore industriale. In questo sistema, afferma il Rapporto, l’industria ricopre un ruolo nodale e le imprese di tutte le dimensioni, di tutti i settori e livelli di maturità tecnologica ne costituiscono componenti chiave. È fondamentale che tale centralità venga riconosciuta e mantenuta anche in futuro e che la collaborazione industriale transnazionale in ambito R&l prosegua in FP9 anche attraverso il rafforzamento di strumenti quali Partenariati Contrattuali Pubblico Privati (cPPP) o Iniziative Tecnologiche Congiunte (JTI), dove l’industria ha dato prova di essere particolarmente attiva.

In questo contesto occorre tenere presente che imprese di diverse dimensioni si posizionano in modo differente all’interno degli ecosistemi di innovazione, assumendo ruoli e attuando strategie ad hoc che meglio si adattano alle proprie caratteristiche strutturali. Se, da un lato, le grandi imprese sono in grado di svolgere un ruolo di traino nei confronti degli altri attori dell’ecosistema, coordinando ampie reti di R&S collaborativa e orientando le traiettorie di sviluppo tecnologico, le PMI europee non possiedono in molti casi risorse e strumenti adeguati per trasformare le invenzioni in innovazioni e prodotti con potenziale dì mercato. Partecipare a consorzi di R&S facilita per le piccole imprese la ricerca dì partner e lo scambio di conoscenza tecnologica e le aiuta ad entrare sul mercato di riferimento. Nel caso poi di partecipazione ai progetti collaborativi transnazionali co-finanziati dalla Commissione europea, tali benefici vengono amplificati dalla proiezione internazionale delle prospettive di mercato.

Lo Strumento PMI, introdotto da Horizon 2020, ha rappresentato una importante novità per incoraggiare la partecipazione delle PMI ai programmi europei e valorizzare il loro potenziale innovativo, rendendo i meccanismi di finanziamento più semplici o rispondenti alle loro necessità. In questi primi anni di operatività dello Strumento, Confindustria ha lavorato intensamente a supporto del Delegato nazionale e in sinergia con l’Enterprise Europe Network, per diffondere questa opportunità tra le imprese e aumentare la partecipazione e il rate di successo. Anche su questo fronte ci aspettano importanti sfide per il futuro, per via delle novità che interesseranno direttamente lo Strumento PMI, ma che riguardano più in generale l’impostazione concettuale alla base del nuovo European Innovation Council (EIC).

L’esigenza di sostenere la nascita e la rapida crescita di imprese altamente innovative e di creare condizioni di contesto che permettano di favorire gli investimenti nell’innovazione dirompente e creatrice di nuovi mercati è senz’altro condivisibile, tenuto conto dell’impatto potenziale che queste imprese hanno sull’economia e sull’occupazione. Tuttavia, poiché favorire la crescita significa rafforzare la posizione competitiva di tutte le PMI, start up e non, è essenziale mantenere un concetto ampio e inclusivo di innovazione, sia dirompente che incrementale, basata su R&l ma anche su nuovi modelli di business. L’obiettivo è, infatti, innalzare il livello di innovazione complessivo, condizione indispensabile per sostenere l’economia, l’export, il benessere. E’ quindi importante assicurare a tutte queste imprese uno spazio adeguato nel nuovo EIC e nel rinnovato design dello Strumento PMI.

L’approccio sostenuto dal Commissario Carlos Moedas, alla base del modello EIC, che invita a focalizzare l’attenzione non tanto sull’idea di innovazione, quanto sulla figura dell’innovatore[1], è condivisibile laddove vi sia una accurata valutazione degli strumenti più adatti a sostenere diverse forme di innovazione, posto che il supporto all’innovazione riferito ai singoli innovatori non dovrebbe essere inteso a discapito del sostegno a processi di generazione dell’innovazione più ampi e agli ecosistemi nei quali l’innovazione viene generata.

La riflessione sugli strumenti di supporto all’innovazione prodotta da attori diversi ci porta poi a considerare i possibili effetti di decisioni che modifichino il sistema di finanziamento destinato alle imprese, soprattutto quelle grandi, e l’introduzione di forme alternative di supporto ai progetti di innovazione, passando dai grants a un modello basato su prestiti e finanziamenti. Tale impostazione sembra emergere anche dal Rapporto Lamy, dove si parla di fare di FP9 un vero e proprio programma di investimenti attraverso l’introduzione di forme di blending tra strumenti.

Gli strumenti finanziari come garanzie, prestiti ed equity possono svolgere un ruolo importante per consentire all’UE di “fare di più con meno”, sfruttando il bilancio dell’UE per generare effetti leva e aspettative di ritorno elevate laddove il rischio dell’investimento è più alto. E’ bene, tuttavia, tenere presente che alcune tipologie di investimento non sono sostenibili attraverso gli strumenti finanziari.

Per questo l’Europa deve continuare a sostenere gli investimenti in tutta la loro filiera, preferibilmente attraverso pochi strumenti che siano davvero efficaci e specifici per le singole fasi di sviluppo dei progetti.

Se così non fosse, si correrebbe il rischio di fare un significativo passo indietro rispetto alle novità introdotte da Horizon 2020 in termini di supporto all’innovazione vicina al mercato e di rafforzamento della leadership industriale europea. Il ruolo delle istituzioni europee è infatti determinante nella definizione di strategie e politiche che possano favorire la creazione di ecosistemi virtuosi di innovazione, assicurando un efficace posizionamento dei diversi attori all’interno degli stessi, in una logica inclusiva.

L’obiettivo vero o comune deve essere, assicurare crescenti risorse alla R&l a livello europeo come nazionale. In questo contesto è da sostenere la raccomandazione dell’High Level Group guidato da Pascal Lamy per una maggiore sinergia e allineamento dei fondi europei e nazionali in una logica di coinvestimento per raggiungere le sfide che l’UE si pone in materia di Ricerca e Innovazione.

Per raggiungere questo obiettivo,
è fondamentale assicurare un coordinamento strategico nazionale, al fine di rafforzare la posizione che l’Italia andrà a rappresentare in sede europea
in fase di negoziazione delle priorità della futura programmazione.

[1] ‘ “Don’t focus on innovation, focus on innovators”, Carlos
Moedas, Commissario europeo per la ricerca, la scienza
e l’innovazione, Stakeholder Conference “Research and
Innovation – Shaping the future”, 3 luglio 2017, Bruxelles.

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