Da Horizon 2020 al nono Programma Quadro: l’opinione degli eurodeputati italiani

di Alessandro Damiani, Presidente APRE

APRE, nel suo ruolo di Hub di una larga e variegata comunità di stakeholder, si sta impegnando per contribuire a svolgere un’azione proattiva ed inclusiva nel concorrere a far emergere visioni e posizioni sull’attuale Horizon 2020 e sulla impostazione del futuro FP9.
Il confronto su FP9 iniziato con l’articolo del Presidente Alessandro Damiani, “FP9: Apriamo il dibattito”, pubblicato nel numero 2, continua con la presenza di tre articoli: uno sul coinvolgimento di europarlamentari italiani attivi sul tema; uno dei membri del Comitato Tecnico Scientifico di APRE, e uno del Professore Ezio Andreta.

Il 2017 si presenta come un anno decisivo per il futuro della ricerca europea: è entrato infatti nel vivo il processo di valutazione intermedia del Programma Quadro attuale e iniziano a definirsi progressivamente i primi orientamenti per quello futuro.

La posizione del Parlamento Europeo si esprimerà attraverso un rapporto di iniziativa, il cui percorso comincerà nelle prossime settimane in Commissione ITRE e terminerà con la votazione finale a Strasburgo prevista tra giugno e luglio. Le considerazioni politiche di questo rapporto influenzeranno la comunicazione che la Commissione europea sta preparando sulla valutazione di medio termine di Horizon 2020, che a sua volta si rifletterà sia sulla programmazione strategica 2018-2020 sia sulla definizione del nono Programma Quadro.

S’inserisce in questo quadro un’importante iniziativa del 29 marzo presso il Parlamento Europeo a Bruxelles (Link al Comunicato stampa). L’evento – promosso da APRE in collaborazione con alcuni europarlamentari italiani di concerto con gli stakeholder nazionali presenti a Bruxelles – è stata l’occasione per il sistema Italia di fare il punto a più di tre anni dal lancio di Horizon 2020 e riflettere sulle opzioni per l’avvenire. Sempre allo scopo di contribuire al dibattito nazionale sul passaggio dall’ottavo al nono Programma Quadro, APRE ha voluto tastare il polso dell’Europarlamento intervistando alcuni tra i membri italiani più attivi sul tema: Patrizia Toia, Vicepresidente della Commissione ITRE del Gruppo S&D; David Borrelli, unico deputato italiano all’interno del Gruppo di lavoro sulla revisione di medio termine di Horizon 2020 ed esponente del gruppo EFDD; Aldo Patriciello rappresentante del Gruppo PPE.

Un bilancio in sostanza positivo sui primi tre anni di questo Programma Quadro emerge dalle considerazioni espresse dai tre. «Le risorse destinate alla ricerca e all’innovazione sono tra quelle utilizzate meglio nel quadro del bilancio europeo», è il parere di Patrizia Toia, che evidenzia la collaborazione pubblico-privato e le ricadute economiche in termini di crescita e di occupazione, nonché tiene a sottolineare come Horizon 2020 benefici di un aumento di budget rispetto al programma quadro precedente, nel contesto di un bilancio europeo complessivamente in diminuzione. Rispetto ai programmi quadro precedenti, «il principale merito di Horizon 2020», rileva Toia, «sta nell’obiettivo di garantire una crescita economica più rapida in cui la ricerca e le idee innovative vengono trasferite più velocemente dal laboratorio al mercato». «Horizon 2020 è senza dubbio una delle principali storie di successo dell ́Unione Europea», dice Aldo Patriciello: «Horizon 2020 – continua Patriciello – sta attirando sempre più ricercatori e innovatori ed è questo, in definitiva, che contribuisce alla realizzazione degli obiettivi di eccellenza scientifica e competitività industriale del programma».

Dubbi maggiori sull’efficacia di Horizon 2020 sono avanzati invece da David Borrelli, secondo il quale Horizon 2020 va inquadrato nella prospettiva più ampia della Strategia Europa 2020: «Dobbiamo interrogarci sulla effettiva capacità dell’Europa di promuovere, attraverso la ricerca e l’innovazione, una crescita economica più forte e soprattutto più inclusiva».

Luci e ombre emergono anche dall’analisi della partecipazione dell’Italia al programma europeo. «Un caso di successo», evidenzia Toia, «soprattutto se paragonata alla lentezza con cui il sistema Paese assorbe i fondi europei destinati alla coesione e allo sviluppo regionale». «Siamo però in presenza», aggiunge Patriciello, «di una partecipazione quantitativamente elevata ma qualitativamente migliorabile per il nostro Paese, che ha un tasso medio di successo inferiore alla media UE». «Se consideriamo che l ́Italia rappresenta il terzo contribuente del bilancio dell’Unione europea», avverte Patriciello, «è uno stato di cose che genera una perdita di 300 milioni di euro ogni anno a beneficio di attività di ricerca di altri Paesi». L’elevato numero di proposte presentate da enti italiani si spiega, ragiona Borrelli, «con il fatto che diverse nostre imprese e università cercano di avvalersi dei fondi europei per mancanza di risorse nazionali».

Una considerazione che trova concordi i tre europarlamentari è che l’Italia non possa prescindere da un’attenta valutazione dei fattori che ostacolano gli investimenti in ricerca e innovazione. «Se dovessi immaginare delle azioni tese a migliorare il potenziale del nostro Paese», insiste Borrelli, «mi concentrerei in primo luogo sull’aumento di risorse proprie, certe e non soggette all’incognita di una competizione europea sempre più agguerrita, in modo da consentire ad imprese ed enti di ricerca di programmare a lunga scadenza i propri obiettivi». La sfida principale con cui il Paese si trova a fare i conti, rileva invece Patriciello, è la mancanza di risorse umane qualificate: «L’Italia è all’ultimo posto in Europa per il numero di persone che hanno concluso un percorso di istruzione terziaria». Toia pone infine l’attenzione sulla variabilità del quadro normativo italiano: «I programmi europei hanno orizzonti più lunghi e regole più certe. Il sistema italiano deve mirare a regole più stabili se intende migliorare la propria capacità di assorbire e utilizzare bene i fondi europei per la ricerca».

Il giudizio su Horizon 2020 e le valutazioni su carenze e potenzialità future del sistema Italia si riversano inevitabilmente sulle attività di preparazione del Nono Programma Quadro.

Quali caratteristiche dovrà avere il PQ9 per favorire la crescita e la modernizzazione del sistema italiano di ricerca e innovazione?

«Un programma equilibrato, con una chiara visione del futuro e attento a favorire la partecipazione sempre più ampia della comunità scientifica e imprenditoriale è ciò che serve all’Europa tutta, non solo all’Italia», è il parere di Borrelli.  Toia sottolinea la necessità per il nuovo programma di tener conto del mutamento degli scenari europei e globali: «Il PQ9 dovrà innanzitutto considerare i nuovi compiti di cui si sta facendo carico l’UE in materia di sicurezza. Servono voci dedicate a immigrazione, terrorismo e difesa; ma anche più risorse mirate a valorizzare la capacità innovativa delle PMI e a promuovere la componente sociale della ricerca».

E per quanto riguarda le politiche dei prossimi anni in materia di Ricerca & Innovazione?

«Dovranno sempre più supportare», prosegue Toia, «una ripresa economica sostenibile in Europa, basata su prodotti e servizi ad alta intensità di conoscenza, in grado di competere nei mercati mondiali in crescita e in segmenti ad alto valore aggiunto».

Patriciello ritiene che la crescita e la modernizzazione del sistema ricerca italiano siano pre-condizioni per una migliore partecipazione al prossimo Programma Quadro: «Se si vuole davvero migliorare la partecipazione italiana ai programmi UE – osserva il deputato del PPE – è essenziale una presenza costante e proattiva ai tavoli europei. Ciò consentirebbe di ridurre la frammentazione del sistema normativo e finanziario nazionale, rafforzando il rapporto tra livello centrale e regionale, così come quello tra i vari Ministeri. Davvero necessaria – conclude Patriciello – sarebbe l’istituzione di una struttura di governance per coordinare la partecipazione italiana al processo di programmazione congiunta europea».

Sono molti, in sintesi, i punti di convergenza tra i tre europarlamentari: una rinnovata centralità della R&I tra gli obiettivi strategici dell’Unione europea; un uso del Programma Quadro come leva per stimolare capacità competitiva, sviluppo e occupazione; una dotazione finanziaria commisurata all’importanza delle sfide da affrontare, che in molti in seno al Parlamento europeo ipotizzano intorno ai 100 miliardi di euro; la necessità di rafforzare le misure dedicate alle PMI; l’opportunità di includere la ricerca collaborativa in materia di difesa; un maggiore sforzo per promuovere la complementarietà tra attività di R&I nazionali ed europee e le sinergie tra Programma Quadro e fondi strutturali; nonché una richiesta di maggiore flessibilità e trasparenza di programmazione e di gestione per meglio rispondere alle attese degli operatori.

Estratto da APREmagazine N.3 Marzo 2017

http://www.apre.it/media/453747/03-apre_magazine.pdf

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